Anche il nostro piccolo circolo è chiamato a discutere di questioni che ineriscono l’intero partito della Rifondazione Comunista. La Conferenza di organizzazione non è un congresso e, dunque, non siamo chiamati a confrontarci sulle varie opzioni politiche. Siamo, invece, chiamati al dibattito sulla crisi della politica, sulla volontà di un’uscita da sinistra da questa crisi, sul percorso che Rifondazione è in procinto di intraprendere all’interno della Sinistra Europea, sulla alternativa di società cui auspichiamo.
Dicevamo, c’è una presa d’atto della crisi della politica, che poi è espressione di quella crisi che si respira all’interno della società e che deriva dalla frattura profonda tra la sfera sociale e quella politica. È, forse, quella stessa crisi che attraversa quotidianamente chiunque, intendendosi comunista e ripromettendosi ogni giorno di rimanere fedele alla linea, è consapevole di dover vivere, o sopravvivere, in una società borghese, tra le macerie di un capitalismo cannibale, dove è sempre una piccola parte ad avere il dominio sulla grande massa dell’umanità.E, all’interno di questo sistema, è giusto domandarsi cosa sia Rifondazione, cosa è diventata nel corso degli anni, qual è la sua essenza, lo spirito che ancora la anima. Pensiamo alla prima Rifondazione Comunista, a quella che nasce dopo il fallimento dei sistemi del socialismo reale nei Paesi dell’Est europeo, che nasce in un periodo in cui il capitalismo sembrava ormai pronto a celebrare la fine del secolo e del millennio senza più ostacoli né frontiere. Non è stato così, non poteva esserlo; e quel capitalismo feroce e crudele si è visto la strada sbarrata dalla nascita di partiti ancora in grado di definirsi fieramente comunisti, nonché di soggetti politici e movimenti che si sono opposti in maniera strenua alle politiche neoliberiste tanto in Europa che in America Latina che in altre lande del pianeta. Viviamo nell’epoca del capitalismo globalizzato, accompagnato, riteniamo, ad un oggettivo bisogno di comunismo, anche se tarda a radicarsi quella coscienza collettiva che sia capace di esprimere quel bisogno in tutta la sua operatività. In un mondo minacciato dai pericoli della guerra, della distruzione ambientale, della cultura della prevaricazione e della barbarie, è forte il bisogno di dare risposte e proporre alternative razionali, giuste e credibili a questo stato di cose, con la costruzione di percorsi politici e mobilitazione sociale. Ci viene oggi proposto di sperimentare una nuova forma politica ed organizzativa, quella della SE, una sorta di partito interconnettivo a struttura confederale, che metta a frutto le innovazioni dell’idea altermondista, il lavoro a rete, la democrazia partecipata. La SE è un soggetto politico poliedrico, nel quale confluiscono soggetti con esperienze, tradizioni e culture differenti, purtuttavia accomunati da alcuni rilevanti valori ed obiettivi comuni: a livello europeo pensiamo alla opposizione alla direttiva Bolkestain ed al Trattato costituzionale liberista e, ancora, all’impegno contro la guerra e all’impegno per il disarmo, al rifiuto della globalizzazione delle finanze e delle banche ed per il sostegno alla globalizzazione sociale e dei popoli, per la tutela dell’ambiente, all’impegno per combattere le diseguaglianze e la povertà, contro lo sfruttamento del Sud del mondo, contro lo smantellamento delle garanzie sociali e la tutela del lavoro. Così intesa, la SE potrebbe essere quel fruttuoso esperimento che potrà portare un giorno, finalmente, alla c.d. “scalata al cielo”.In questa fase, se così vogliamo definirla, di transizione verso il comunismo, il PRC manterrà, dovrà mantenere, la propria autonomia politica, culturale ed organizzativa, anche per consentire a tutti noi di continuare a definirci liberamente comunisti militando all’interno dello stesso soggetto politico, sulla base di un concreto progetto strategico.Se è vero che l’iniziativa storica della rivoluzione spetta al popolo, alla sua creatività e spontaneità, e non al partito, che ne è solo la longa manus, nessuna incompatibilità, nessun rischio di offuscamento riteniamo possano derivare al PRC dalla costituzione della sezione italiana della SE, SE all’interno della quale il partito potrà certamente svolgere anche quel ruolo pedagogico che dovrebbe competere ad un vero partito comunista, guardando alla molteplicità degli attori sociali e politici non come ad un limite bensì come ad una risorsa da potenziare per giungere ad un socialismo costruito sulla base di un consenso ampio e condiviso. A questo punto ci preme una considerazione, proprio perché questa conferenza deve essere una discussione coinvolgente, una discussione, come sta scritto nella sintesi al I documento, in cui tutti gli iscritti siano messi in condizione di poter esercitare il loro diritto di parola, oltre che di voto. Nella premessa al documento approvato dal CPN si legge “ciò che vogliamo è una conferenza di organizzazione vera e partecipata, non come un’anticipazione o peggio parodia del congresso, una semplice conta tra documenti elaborati dentro i gruppi dirigenti nazionali che si contrappongono e nella quale l’unica possibilità data alle compagne e ai compagni è quella di schierarsi”. Come sottolineava qualcuno dei compagni ad una delle scorse riunioni, una delle questioni nodali del periodo storico che stiamo vivendo, e che troppe volte si ha l’impressione di baipassare, è quella della nostra presenza all’interno del governo dell’Unione e dei vari governi locali che ad essa fanno capo, nonché del disagio, della condizione di frastornazione, sarebbe ipocrita nasconderselo, che si vive nella base. Si ha come l’impressione di stare all’interno di un governo con la continua preoccupazione di dover stare attenti a non fare passi falsi, o forse di non poter essere liberi fino in fondo, perché dietro l’angolo c’è sempre il rischio concreto dell’inesorabile avanzamento delle destre.

AVIS-SCUOLA DI PALLAVOLO





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