Importante sentenza;Condannati Pasquale Giampà e De Vito

Lamezia Terme – Pasquale Giampà e Antonio De Vito tentarono di estorcere l’imprenditore Rocco Mangiardi. Ieri sera il tribunale lametino li ha condannati: il presunto boss a 15 anni di reclusione, e l’imprenditore a 11 anni e 10 mesi. La sentenza è stata letta in aula dal presidente Pino Spadaro ieri alle 22.45 dopo quasi cinque ore di camera di consiglio. Condannata per favoreggiamento Maria Ilaria Pallaria, ex convivente di De Vito. Assoluzione invece di un dipendente dell’azienda di quest’ultimo, Battista Cosentino, e dei coniugi Vincenzo Perri e Sandra Torcasio accusati di appropriazione indebita. La difesa ieri ha messo virtualmente “faccia a faccia” i due testimoni chiave del processo: da una parte Rocco Mangiardi, l’imprenditore che in aula ha indicato chi gli aveva chiesto il pizzo; dall’altra Salvatore Caterisano, un geometra ex dipendente dell’azienda di De Vito che ha fornito l’alibi al suo capo ed a Pasquale Giampà. Se Mangiardi assicura d’aver incontrato il 6 aprile 2007 i suoi estortori negli uffici dell’Ade Costruzioni, il geometra invece giura che quel pomeriggio Mangiardi era arrivato all’azienda ma non trovando nessuno dei suoi interlocutori se n’era andato. Gli avvocati Pino Zofrea e Tiziana D’Agosto hanno sollevato dubbi partendo dalle dichiarazioni dell’imprenditore che ha accusato i suoi presunti estortori in aula. Quel giorno era un Venerdì santo ed i due imputati non si trovavano nella sede dell’azienda, in località Quadrati, appena fuori città. Alle 18.30 Caterisano arrivò negli uffici dell’Ade e dopo aver visto Mangiardi gli disse che a parte lui non c’era nessuno. Intorno alle 19 i due imputati andarono al ristorante Agripark di Maida per concordare un menù per il banchetto di un figlio di Giampà che aveva fatto la promessa di matrimonio. Per confermarlo la difesa ha portato in aula diversi dipendenti del ristorante che hanno parlato di quell’incontro. Dubbi anche su una bobina con la registrazione di importanti intercettazioni. Secondo i legali è stata manomessa, il nastro è stato tagliato di netto, un pezzo è stato asportato, e nella cassetta è stata versata della colla per renderla inutilizzabile. «Questo è un processo speciale. Qualcuno ha voluto turbare gli animi e la serenità», ha detto ieri l’avvocato Zofrea riferendosi al clamore mediatico delle udienze ed al presunto attentato fallito solo per caso contro il presidente Pino Spadaro. Alla vigilia dello scorso Natale un contadino trovò delle divise da poliziotto a Germaneto, che sarebbero servite agli autori dell’agguato del magistrato. Ma Spadaro quella mattina solo per un caso non passò da quella strada per arrivare a palazzo di giustizia. Fu solo un caso. L’episodio fu collegato dal “Sole24Ore” al processo in corso a Lamezia contro Giampà e De Vito. Da qui la richiesta della difesa di spostare il processo dalla città. Per rincarare la dose sui dubbi Zofrea ha aperto una finestra sul passato ricordando il clamoroso errore giudiziario nel processo per l’omicidio dell’ispettore Salvatore Aversa e della moglie Lucia Precenzano di 17 anni fa. In aula fu portata Rosetta Cerminara che disse d’aver visto i due killer Giuseppe Rizzardi e Renato Molinaro. Ma dopo qualche anno di quel delitto si accusarono due pentiti di Taranto, sconfessando la supertestimone Cerminara che da eroina nazionale fu condannata per calunnia. In sostanza Rocco Mangiardi è un falso testimone, che s’è inventato tutto: la richiesta del pizzo a titolo di “pensierino per zio Pasquale”, e l’incontro con Giampà e De Vito per concordare la cifra. Ma, ha replicato ieri il pubblico ministero Gerardo Dominijanni, «quale interesse aveva l’imprenditore a denunciare falsamente i suoi estortori? Non ha avuto un utile per l’azienda, ma solo problemi dopo la denuncia».
L’Ade Costruzioni di De Vito nel giro di pochi anni riuscì a vincere appalti pubblici consistenti anche fuori dalla Calabria. Ma la pubblica accusa ha chiesto con quali capitali l’impresa è partita, ipotizzando che dentro l’azienda confluisse il denaro sporco del clan Giampà, e che l’imprenditore non fosse altro che il collettore. Ma per Tiziana D’Agosto non è così, l’Ade è nata dopo diverse altre aziende aperte da De Vito e fallite. E Mangiardi non ha subito nessuna estorsione, tant’è che dalla fine degli anni Novanta al 2006 ha potuto tranquillamente lavorare col suo negozio di autoricambi in via del Progresso. E l’imprenditore non è credibile quando racconta della sua trattativa durata otto mesi coi suoi presunti estortori. Inoltre sapeva di essere intercettato con una microspia nella sua Ford Mondeo e con i telefoni sotto controllo. In sostanza si sarebbe trattato d’una macchinazione dello Stato per incastrare Pasquale Giampà e Antonio De Vito. Il tribunale però non ci ha creduto.

fonte; gazzetta del sud

1 Risposta a “Importante sentenza;Condannati Pasquale Giampà e De Vito”


  1. 1 grera 19 Ottobre 2009 alle 09:23

    Non ho parole per me la sentanza è veramente assurda

    Greta


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